3 parti non fanno un intero

By lunedì, Luglio 21, 2014 0 Permalink 3

23 May 2012 By Fred –

Finire Jules è stato bellissimo.
Finire Jules è stato orrendo.
Entrambe queste affermazioni sono vere, quindi è quasi inutile proseguire il discorso aggiungendo che ultimamente sono leggermente bipolare.

Da un lato la sensazione di avere la storia ben stretta al laccio e riuscire a portarla tutta su carta, può confermartelo chiunque abbia la passione per la parola scritta, è inebriante e con Jules lo è stata anche di più specialmente nell’accelerata finale dal 3 al 12 Aprile (non so perché questa volta io faccia così attenzione alle date. Immagino sia una forma di sentimentalismo). Dall’altro adesso mi manca. Che sembra una cretinata, me ne rendo conto, ma passavamo ogni momento del giorno insieme. Si potrebbe tentare di consolarmi dicendo che posso rileggermelo quando voglio, ma io conosco l’evoluzione della trama e anche ricominciando so che le cose non potranno mai più essere come all’inizio. Sarebbe come guardare le foto di un amico che non vedi più, non farebbe che peggiorare la mia nostalgia.
Per fortuna sto sfruttando il ritmo preciso che Jules mi ha insegnato a beneficio di altre storie, per esempio quel Merlino di cui trovi una parte qui a settimana, ogni venerdì (sarai stupito quanto me di sapere che la parte da pubblicare dopodomani è già pronta), e questo mi solleva. Inoltre ci sono grandi idee e progetti sul futuro di Jules, che tengono impegnate la mia scarsa capacità di pianificazione e la mia inesauribile speranza.

Parte Due: De I brividi della Terra

Alle 3:40 del 20 maggio mi è arrivato un sms. Ero già a letto con la luce spenta, ma mi stavo appena addormentando, quindi il suono conciliante di Sherlock che sbuffa BORED (questo l’amato segnale sonoro che ho selezionato) mi ha riportato immediatamente in stato cosciente. Era un mio carissimo amico che era stato svegliato dal terremoto, e conoscendo i miei orari aveva giustamente pensato fossi l’unica che potesse ascoltare la sua, per fortuna immotivata, paura.
Abbiamo chiacchierato un po’ finché non è riuscito a riaddormentarsi, ma per allora il panico aveva attraversato la Manica e raggiunto me, inchiodata a miglia di distanza senza poter fare niente o sapere niente di certo.
Leggere notizie di questo genere su internet è come chiedere ad un ipocondriaco se sia grave quella macchiolina rossa che ti è spuntata sul braccio. Perciò ovviamente ho trascorso ore e ore alla ricerca di resoconti precisi sull’accaduto, finché intorno alle 7 mia madre, che conosce il suo pollo, mi ha scritto per rassicurarmi sul fatto che a casa stavano tutti bene. Quando le ho parlato, con il tono rassegnato di chi ha già dormito parecchie volte vestito e con una bottiglia a testa in giù accanto al letto e che sa bene di essere un minuscolo passeggero su questo pianeta di cui certo non siamo i padroni, mi ha detto solo “Che vuoi farci, ogni tanto anche la Terra ha i brividi”.
A quanto pare la pianura Padana verrà, prima o poi, schiacciata tra le Alpi e gli Appennini. Ci si aspetta un processo lungo e laborioso (insomma, un tipico processo italiano XD CheSimpaticaUmorista) e conto di essere polvere da parecchio tempo quando giunga a conclusione.
Quello che da sempre mi impressiona di più dei terremoti è il rumore. Quel boato terrificante del suolo che monta e non riesci neanche a capire esattamente da dove venga.
E mi porta sempre alla mente un episodio buffo accaduto durante un terremoto del 1996 o ’97, non mi ricordo.
Ero al liceo, stavo con difficoltà sopravvivendo ad un’ora di filosofia.
Alè, viaggio nel tempo, sono di nuovo in classe. Accanto a me la mia amica e da sempre compagna di banco D.
E’ un martedì.
Sono solita disegnare, specie durante le ore di filosofia, e lo faccio per tentare di imparare a farlo meglio di T., che è molto più talentuosa di me con una matita in mano e siede alle mie spalle. Quando il pavimento comincia a muoversi mi irrito pensando che T. stia cancellando furiosamente e che questo faccia tremare la mia sedia. Mi volto seccata e lei sta seguendo la lezione. Torno a guardare verso la cattedra e l’attaccapanni ondeggia come un aquilone. D. si sta togliendo gli anelli perché così ci hanno detto di fare durante le esercitazioni di evacuazione, ha gli occhi lucidi ed è preda di uno sproporzionato panico. La professoressa è sparita. La ritroveranno circa due ore dopo in cortile, aggrappata saldamente al registro di classe. La scossa si ferma. Noi veniamo fatti uscire prima.
Devo passare a prendere mio fratello, che è ancora all’asilo. Quando arrivo chiedo subito ad una tata se sia andato tutto bene durante il terremoto e lei, con un sorriso tenero e un gesto della mano ad indicare i bimbi che giocano come pazzi in giardino, dice solo “Non abbiamo sentito niente. Qui c’è il terremoto tutti i giorni”.
E quando il ricordo mi genera un sorriso mi fermo, con un profondo senso di colpa pensando a chi, in questa scossa e in tutte quelle che l’hanno preceduta, abbia perso tutto.

Parte Tre: De I pensieri vaghi che si covano mentre leggi il giornale bevendo il caffè

La finissima alchimia del mio risveglio, per la sagra del MaAMeCosaMeNeFregaDiComeTiSvegli, è un rituale delicatissimo, le cui conseguenze in caso di fallimento hanno contorni orrorifici.
Parte cruciale di suddetto rituale è la lettura di due giornali, uno italiano e uno UK, da effettuarsi con tazzina in mano, la parte migliore della doppia medaglia è leggere due versioni di uno stesso fatto, ovviamente. Entrambi i rotocalchi (quanto mi piace questa parola un po’ âgé, come reclame, ignoreremo il fatto che io li legga in versione digitale sull’Ipad) regalano quotidianamente quello che mi piace definire food for thought, cioè cibo per il pensiero. Non è delizioso pensare la tua mente come una bestiolina da sfamare e tenere in allenamento? Beh, in mille occasioni, nel digerire quelle informazioni, ho pensato sarebbe stato carino dire la mia qui, il mio privato Speakers’ Corner. E visto quanto ho trascurato di farlo nelle ultime settimane ho pensato bene di recuperare a partire da oggi.
Perché stamattina ho avventatamente guardato un video che chiaramente non era adatto a me e se davvero era cibo per la mente era scaduto.
Si tratta delle prodezze di un tale che, dopo aver tradito la fidanzata ed essere stato lasciato, vuole riconquistarla. Non è il suo primo tentativo, ci ha già provato durante una partita dell’Arsenal. Ora, forte di un effetto virale totalmente inaspettato (yeah, right) ottenuto con il primo video, ci riprova, e questa volta, a suo dire, dedica tutto se stesso, prostrandosi ai piedi di Sarah (metaforicamente, perché nonostante in tanti lo abbiano contattato lei si è ben guardata dal farlo).
E quale sarà la mirabolante dimostrazione d’amore?
Il genio si mette in piedi in mezzo a Covent Garden, attira l’attenzione degli astanti con un megafono e, davanti agli occhi di tutti… Si lascia guardare mentre una scia di urina gli bagna i pantaloni.
Lo so cosa stai pensando. Sarah è davvero fortunata.
Domani leggo meglio l’etichetta prima di mangiare qualcosa.

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