“La realtà non esiste” cit.

By lunedì, Luglio 21, 2014 0 Permalink 2

21 March 2013 By Fred – 

Ho concluso ieri sera la lettura di uno dei libri più belli che io abbia mai letto e se non altro per numero la statistica non è male.
Si tratta di una saga (ché se non son saghe non li vogliamo) non ancora conclusa cui sono stata portata dal fato, come spesso succede.

Qualche settimana fa vagavo come un’anima in pena per le corsie di Forbidden Planet, che è il negozio di fumetti che mi nutre da quando abito a Londra.
Nessuna notizia del prequel di Sandman, l’ultimo numero di Hellblazer (proprio l’ultimo) in mano, cercavo qualcosa che attirasse la mia attenzione ed eccola lì, una copertina un po’ vittoriana, nero e rosso su carta color bianco sporco.

tumblr_static_johannes-cabal-the-necromancer-coverJohannes Cabal The Fear Institute. Lo agguanto e muovo per le casse.
Una volta arrivata a casa scopro con orrore che si tratta del terzo volume di una saga che nella mia ignoranza avevo completamente saltato. Non ho fretta però, per qualche ragione. Ordino con calma il primo ed il secondo volume su Amazon e mi butto dentro tutto il resto che aspetta, senza dedicare a Cabal un altro pensiero.
Nel frattempo saluto John Constantine, approfondisco Feynman che da Jules24 in avanti è diventato una lettura amatissima, proseguo nel lentissimo e cauto congedo da Bartimaeus, mi diletto in alcuni titoli che aspettano da una vita.
Solo dieci giorni fa permetto a Johannes Cabal Necromancer di superare tutta la fila a 180 senza mettere la freccia.
E me ne pento subito.
Perché Johannes Cabal è uno dei personaggi più affascinanti e moralmente repellenti che io abbia mai incontrato (non ci soffermeremo adesso su cosa questo dica dei miei gusti) e l’idea che prima o poi lui ed io ci si debba separare mi è immediatamente intollerabile.
Divoro il primo libro, cerco di controllarmi e fallisco con Johannes Cabal Detective, inevitabilmente mi lascio avviluppare dal Fear Institute.
Adesso sono qui, che mi sento un po’ orfana ma non troppo perché nel frattempo ho scoperto il twitter non soltanto di Jonathan L. Howard che di Cabal è il (detestato) biografo, ma di Cabal stesso.
Attraverso il primo ho saputo, con incommensurabile gioia, che Cabal 4 sta venendo alla luce proprio adesso, mentre scrivo. Attraverso il secondo ho provato ancora una volta il dolce dolore di amare un personaggio di finzione.
Ho intenzione di scrivere della trama per le prossime Weird Pages, quindi qui posso permettermi di andare subito al discorso successivo. Il punto con Johannes è che i tre libri hanno un sapore diverso tra di loro grazie all’influenza cui viene concesso il timone. Per quanto riguarda The Fear Institute l’influenza (forse più sensibile che altrove) è Howard Phillips Lovecraft, ti basti sapere che si va nelle Dreamlands e si pestano i piedi (tentacoli, artigli, zoccoli ungulati, quello che sia) a Nyarlathotep.
Nella Bookquickie in arrivo sto per parlare di un volume illustrato, il primo di una serie che promette di trasformare le storie di Lovecraft per un pubblico moderno, si tratta diThe Dunwich Horror messo insieme da Joe R. Lansdale e Peter Bergting.
I lati negativi: la storia non è esattamente un riadattamento del Dunwich Horror, quanto una sorta di seguito. Ed è incredibilmente poco riuscita. Le tavole sono imprecise e poco coinvolgenti, quando si tratti di sbudellamenti e cadaveri non c’è male, ma tutto il resto lascia molto a desiderare.
I lati positivi:
1. Joe R. Lansdale in giro per casa ha 9 Bram Stoker Awards. Roba da tenerci aperte le porte. Nell’enorme corpus della sua produzione c’è anche 30 giorni di buio, la storia illustrata da cui fu tratto il film con Josh Hartnett del 2007 (il dettaglio è che la storia stessa era nata come presentazione di un soggetto per un film. Nel 2001 nessuno se l’era fumata).
2. A pubblicare l’impresa di Lovecraft nel 21° secolo c’è la IDW Publishing, per la quale credo sia inevitabile provare affetto (personalmente a parte G.I. Joe, ma è un limite mio).
3. Oltre a Dunwich Horror c’è una versione illustrata di The Hound, una delle mie storie preferite made in Lovecraft, e qui le tavole non hanno nulla da invidiare a nessuno. Alcune ricordano persino i migliori graffi alla Dave McKean. Purtroppo si è scelto un lettering bianco con un carattere spesso difficile da decifrare, ma per il resto l’effetto è reso in modo impeccabile.
4. L’introduzione, tesa a dare qualche info su Lovecraft a chi, per qualche misteriosa ragione, non ne abbia mai sentito parlare, è informata e precisa.

L’horror non sarebbe quello che è oggi senza Lovecraft. La prima volta che lo incontrai come si deve era il 1993, ed io mi ero comprata per la modica cifra di 19.900 lire la collezione delle sue opere edita dalla Newton.
Se M. R. James è il signore e padrone della ghost story all’inglese, Lovecraft è colui che ha capito il valore di un corsivo posizionato come un esplosivo. È colui che si è reso conto che le gothics, come venivano chiamate a metà del 18° secolo le storie dell’orrore, stavano diventando una formula, e spesso mancavano di sorpresa. Perché l’orrore fosse davvero spaventoso doveva diventare cosmico.
Come già tante volte prima, grazie Howard, perché senza di te non avremmo avuto Stephen King, non avremmo avuto Cthulhu, ed io non avrei potuto visitare con Cabal i luoghi più segreti degli incubi degli uomini.

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