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30 June 2012 By Fred – 

Blabbericcio casuale a tema internet e comunicazione.
Sì, potrebbe volerci un po’. Si tratta di una sorta di digestione delle letture della settimana, quelle sparpagliate, che ti arrivano un po’ per caso.

Sto vivendo un periodo che mi costringe ad una strana gestione del mio tempo, anche a livello psicologico: sto lavorando molto e ci sono parecchi progetti in movimento. La prima parte della faccenda si traduce in molto da fare rapidamente (salvo poi mancare scadenze, tipo Merlino…).
La seconda invece richiede pazienza, e tra le innumerevoli cose che non so fare, aspettare è quella che faccio peggio. Non posso sbilanciarmi, non ha senso pianificare, è troppo presto. Per una volta in vita mia sono in anticipo. Ed è orribile. Preferisco sempre arrivare quando tutti gli altri sono già lì, magari ho anche avuto il tempo di inventarmi una storiella divertente sulla ragione del mio ritardo.
Il punto non è questo, però.
Il punto è che specialmente durante l’ultima settimana ho letto parecchi articoli, post (non li ritengo AFFATTO la stessa cosa) o interventi video che in un modo o nell’altro si collegano, e cioè discutono l’evoluzione della vita virtuale che tutti noi conduciamo, ormai senza neanche più rifletterci (esempio, hai un’altra finestra in cui è aperto Facebook, vero? E parliamo anche di Facebook).
Anzi, parliamo prima di Facebook. Avevo iniziato a scrivere un blabbericcio solo su questo argomento, quindi trovo giusto che abbia la precedenza.
Sul sito http://maxistentialist.tumblr.com/post/597161168/i-deleted-my-facebook-account-broadly-speaking trovi un’accorata descrizione del perché l’autore dello stesso abbia cancellato il proprio account Facebook.
Parecchie volte mi sono trovata a difendere il social network in questione ed il mio rapporto con lui; si tratta di un rapporto felice, di mutuo scambio, forse perché non ho buonsenso, non attribuisco alcun valore alla privacy, o quasi.
Le numerose e frequenti discussioni su quanto Facebook sappia di quello che faccio, di quello che compro e dei miei spostamenti, mi lasciano indifferente. Ci sono pochi argomenti che trascuro completamente nelle mie risposte su Formspring. Twitter è l’unico che ad un osservatore superficiale potrebbe sembrare riservato, ma è soltanto perché non ho ancora guadagnato un ritmo costante, con lui.
A volte i più paranoici tra le mie conoscenze (conoscendoli sapranno esattamente di chi sto parlando) mi chiedono “ma non hai paura che…” + mille variazioni sul tema invasione dello spazio personale.
Lo spazio personale, per quanto mi riguarda, è quello in cui canto stonata sotto la doccia. E’ quello che succede in momenti/luoghi/persone con le quali instagram non ha bisogno di essere non ammessa, perché non si sognerebbe mai di entrare.
Lo spazio personale, anche volendo, su internet, non ci sta.
A volte mi irrita leggere urla di guerra contro Facebook come se si trattasse di un subdolo invasore o un marito violento, perché non credo che nessuno si sia trovato ad aprire un account con una pistola puntata alla tempia. Altrettanto non vera ritengo l’affermazione secondo cui “oggi non puoi fare a meno di Facebook”, certo che si può (io non voglio).
Sì, ti viene richiesto di leggere le condizioni, le modifiche ai settaggi della privacy, ma puoi davvero biasimarli se cercano di avere più accesso possibile alle tue informazioni? Non credo, perché l’unico modo in cui Facebook si mantiene è vendendo i tuoi gusti e le tue preferenze. Ed in ogni caso, se non vuoi far parte del loro “catalogo”, puoi sempre dire no grazie e chiudere il tuo profilo come Fort Knox.
Internet è, e secondo me deve, rimanere sempre uno scambio, e se ci pensi dai cookies in avanti hai sempre ospitato qualcosa, dal primo momento in cui ti sei affacciato su una finestra di Google. Non puoi guardare senza che qualcosa ti guardi a sua volta. D’accordo, messa così suona un po’ 1984.
Ma come nell’articolo linkato qui sopra c’è un’altra cosa da tenere presente: Orwell prospettava un futuro dove a rovinarci sarebbe stato quello che odiamo. Invece siamo in un panorama più simile a quello previsto da Huxley, dove a governarci e alla fine distruggerci sia quello che amiamo.
Fermi tutti, però.
L’amore potrà anche essere tossico, ma con un minimo di buonsenso è il motore del mondo.

Sul Guardian di oggi trovo un articolo ben scritto sulle relazioni amorose nate grazie ad internet (http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2012/jun/29/love-online-dating-websites-facebook?newsfeed=true).
Che mi porta a riflettere su qualcosa cui accenna anche Hank Green nell’ultimo video:http://www.youtube.com/watch?v=FCcrCDOK-cE&feature=g-u-u.
Il punto di entrambi i contributi è: negli ultimi vent’anni ho legato/avuto modo di legare con altri esseri umani solo grazie ai nuovi metodi di comunicazione.
Ma c’è di più. Hank Green si registra mentre parla in una stanza d’albergo, dall’odierna edizione di VidCon, una convention organizzata da lui stesso (e l’esercito di creativi intorno a lui) a tema… video.
Durante la stessa ovviamente si discute della cosiddetta rivoluzione nei media data da youtube e dall’accessibilità ad una webcam.
Ci sono parecchie voci che sostengono che l’interazione attraverso gli schermi, le tastiere o touchpad che siano, abbia snaturato il modo in cui gli essere umani si relazionano.
Ma in realtà, quando entro in youtube, non vado a cercare l’ultimo video che sia andato virale, vado a controllare i canali di chi mi abbia trasmesso qualcosa nell’arco del tempo e con cui io senta di avere qualcosa in comune, specialmente a livello caratteriale. Vado a cercare qualcuno la cui compagnia mi rassereni, il cui senso dell’umorismo mi parli, la cui sensibilità sia in sintonia con la mia. Cosa che farei anche in una classe, un luogo di lavoro, una festa.
Facebook è una copia carbone dei meccanismi che ho visto entrare in ballo al liceo, ci sono gli amici intimi, gli amici per finta, quelli che cancelleresti, quelli cui fai nascondiperché scrivono solo fesserie, quelli popolari e quelli arrabbiati perché lo sono e quelli arrabbiati perché non lo sono.
Sì, internet ha cambiato il nostro modo di fare conoscenza. Ma si tratta di un’evoluzione, e ci troviamo adesso a costruire rapporti tradizionali attraverso metodi non tradizionali (quanto ci metteranno a diventare tali?).
Insomma, a mio parere, non c’è da aver paura: i rapporti umani sono sempre gli stessi, quali che siano le forme che assumono. Antipatie e simpatie sono sempre le stesse.
Il buonsenso nel gestirli, lo spazio e l’accesso che vengano loro concessi rimangono in mano ai partecipanti.
Basta ricordarsi che, come le parole che pronunci, la mano sul mouse è la tua.

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