Vignette Pregiate D.O.C.

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02 July 2012 By Fred – 

Qualche settimana fa ho scritto questo per lo speciale di Reader’s Bench a tema fumetti, se te lo sei perso dagli un’occhiata QUI.

Letture di serie B un corno. Romanzi illustrati, semmai, nelle parole di Will Eisner.

C’è chi ha passato quarantotto ore immobile sul letto per leggere senza sosta Video Girl Ai e chi controlla le copertine in controluce perché non abbiano graffi. C’è chi compra due copie dei volumi più preziosi e chi oltre ai fumetti si procura anche le bustine trasparenti per conservarli al meglio.
Credo di appartenere a tutte queste categorie anche io, e chissà quante altre manie circondano il modo in cui leggo fumetti e al momento mi sfuggono.
Ma quando penso a Cosa Siano I Fumetti Per Me mi viene in mente una cosa sola: il ricordo della prima volta che ho letto Le Eumenidi (lo so, sembra che non parli d’altro che di Neil Gaiman. In questo quello che scrivo è molto simile alla vita reale).
Quel pomeriggio è stampato a fuoco nella mia mente come i racconti delle favole. Fu uno di quei giorni in cui riesci a gustarti una lettura proprio come Dio comanda, con la porta chiusa, neanche un rumore se non quello delle pagine che girano (che comunque non riesci a sentire attraverso le parole della storia che raccontano), nessuno in casa che possa minacciarti con un brutale risveglio dalla lettura (profonda com’è porterebbe conseguenze simili ad uno schiaffo ad un sonnambulo), una tazza calda; in pratica un rituale delicatissimo, per la lettura di quello che ad oggi è uno dei fumetti più belli che io abbia mai letto.
All’epoca lavoravo in un negozio di fumetti, era difficile percepire uno stipendio perchè quasi tutta la busta paga serviva per action figures e volumi preziosi raccolti in quella che veniva definita semplicemente “la casella” (probabilmente è un rito che accomuna tutti i negozi di fumetti, ma come capita in casi come questo e con i grandi amori ti sembra sempre di essere l’unico ad aver usato quel nome o provato quell’emozione).
L’uscita de Le Eumenidi era stata attesa come un parto miracoloso. Arrivò lo scatolone alla presenza dell’intero staff del negozio, inclusi quelli che, come me, non erano in servizio.
Ciascuno si prese la sua copia e se ne andò.
Io me ne tornai a casa, camminando piano e gustandomi quello che potevo prevedere delle ore che mi aspettavano, come quando si guarda un dolce che si stia cuocendo in forno contando i minuti per poterlo assaggiare.
Quando ripenso a quelle ore so per certo che la mia mente era altrove, ma allo stesso tempo che naso, orecchie e mani raccolsero ricordi tutti loro, l’odore della carta, il suono delle dita sulla copertina e la sensazione delle pagine a destra che calano inesorabilmente. E Le Eumenidi non è il solo volume che abbia sortito questo effetto, per fortuna. Come lettrice di fumetti sono sempre stata vorace e fortunata, mi è capitato spesso di perdermi in disegni che si animano e sul suono di voci che non sapresti descrivere, ma che senti chiaramente dietro le orecchie.
Ho chiesto in giro, e verificato senza sorpresa che tanti lettori di fumetti, durante i loro viaggi astrali nelle pagine che preferiscono, rimangono tuttavia coscienti delle loro spoglie mortali; e come ogni attività della vita umana ci si divide in scuole di pensiero:
chi può leggere ovunque e chi si ritaglia momenti speciali; chi si adopera in un religioso digiuno quando al cospetto dell’ultimo amato numero e chi legge allegramente a tavola, senza paura di schizzi e briciole perché alla fine di qualcosa bisognerà pur morire. C’è chi annusa la carta e chi si concentra sulla leggerezza del tratto. Chi si lasci cullare dalla musica e chi si immerga nel silenzio.
Eppure tutti quanti hanno qualcosa in comune, un legame in realtà molto privato con quello che leggono, passioni che malvolentieri vengono sventolate ai quattro venti, se non si è sicuri di mostrarle da lontano a chi capisca e sia in grado di ricambiare.
Da questa piccola indagine ho capito un’altrettanto piccola verità: il punto è che le pagine dei fumetti, forse in modo più immediato di quelle dei libri SenzaFigure, come li chiamerebbe Alice annoiata, sono porte su mondi diversi, mondi che si muovono appena li guardi, come in una specie di nascondino al contrario, e ti risucchiano via, riportandoti indietro solo quando il viaggio sia finito. Per questo gli esperti le maneggiano con tanta cura.
Quelle che i più chiamano vignette in realtà sono passaporti. Si viaggia con un bagaglio leggero, le soste le scegli tu e non esistono guide, perdersi è parte del pacchetto.
Così, in un clima quasi alla Hemingway, a volte puoi incrociare qualcuno che abbia percorso le stesse strade, visto gli stessi tratti di china e gli stessi balloons; vale la pena allora avvicinare la sedia e confrontarsi, perché difficilmente le stesse vignette avranno lasciato identiche impronte in entrambi, e scambiarsi visioni è un traffico lecito quanto affascinante.
Inoltre, quando si esplorino nuovi territori, si sa, le esperienze degli altri fanno sempre comodo. Chissà che la prossima volta non ci si perda insieme.

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