Walk With Sherlock

By lunedì, Luglio 21, 2014 0 Permalink 0

01 March 2012 By Fred –

VIDEO QUI

Forse non esiste figura letteraria più legata al panorama in cui si muove di Sherlock Holmes.
Personalmente credo siano pochi i personaggi capaci di convincerti della loro reale esistenza quanto ne è capace lui.

Pensi a Sherlock Holmes ed immediatamente ti viene in mente una Londra del 19° secolo, all’epoca la più grande metropoli del mondo, con le strade nebbiose illuminate a gas, lo sferragliare delle carrozze e i fischi assordanti dei poliziotti. La città delle storie di Arthur Conan Doyle è diventata anche una sorta di luogo mitico, come la calma meditabonda di Baker Street disturbata dal suono dei passi di un cliente che si avvicina.
Come Sherlock Holmes e John Watson sono diventati figure archetipiche così la loro Londra sembra a volte più reale del reale, per esempio quando guidi attraverso Hyde Park ed incontri una Rolls Royce con la coroncina sul tetto, che proprio di un reale è indicatore.
Purtroppo non abbiamo avuto la prontezza di immortalare il momento in camera, ma il punto era sottolineare come alcune zone di Londra siano cambiate poco da quando erano Holmes e Watson ad attraversarle. E ovviamente non ci sono salti temporali da fare per trovarsi nella Londra sfondo dello Sherlock con cui la BBC ha infuso nuova vita al più grande cervello investigativo di ogni tempo.
Sulle orme della serie, se hai fatto come noi una passeggiatina nel parco, ora puoi farti un bel giretto in area Belgrave Square (mi raccomando l’aria circospetta per allarmare le sedi di ciascun paese straniero), alla ricerca di casa Adler o del vicoletto dove John si sfoga contro gli zigomi più amati del momento, che potrebbe o potrebbe non essere quello in cui noi ci siamo perse ed incastrate con la macchina…
Poi cominciamo a fare sul serio.
Se arrivi in metropolitana ti sarà difficile pensare a qualcosa che non sia l’indirizzo più famoso del mondo (seguito a ruota da 42 Wallaby Way, Sidney). A volte mi chiedo cosa penserebbe quell’incontentabile polemico di Conan Doyle che disse “Se tra 100 anni sarò conosciuto solo come colui che inventò Sherlock Holmes allora considererò la mia vita un fallimento”. Una statua di Sherlock Holmes in persona ti accoglie appena riemergi in superficie, sul lato di Marylebone, e quando arrivi alla X sulla mappa ti aspetta lo Sherlock Holmes Museum.
Raggiunta la porta, per il puro gusto di, prenditi un attimo per leggere la targa sulla porta e renderti dolcemente ridicolo per un secondo mentre suoni il campanello, tranquillo non funziona.
l’ingresso al museo è attraverso il gift shop, ti consiglio caldamente di prendere i biglietti via mail in anticipo perché puoi personalizzarli!
Personale gentilissimo in costume ti lascia libero di girare per casa, ed è davvero emozionante farlo perché la cura con cui tutto è ricostruito è eccezionale ed i camini accesi ti fanno credere che gli inquilini siano solo usciti un attimo per andare nella stanza accanto.
Quando arrivi nello studio la tentazione di gridare “LA SO! LA SO!” è quasi irresistibile, come quella di prendere la residenza su una delle poltrone (una scelta da fare con grande attenzione) e vivere in un mondo dove la gambe dei tavoli venivano coperte perché considerate allusive. Gli ambienti sono ricreati in modo eccellente, inclusi esperimenti, ciabattine persiane e fori di proiettile.
Piano superiore, non ti allarmare se il rumore dei gradini e dei pavimenti è questo

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è normale. Si tratta a mio parere del piano meno riuscito del museo, dove trova spazio quel gusto kitch tutto britannico de LA STATUA DI CERA A TUTTI I COSTI, quindi ti becchi sguardi di vetro come questo (x4) e Moriarty, che è un po’ diverso da Jim in piscina…
C’è però una bacheca cosparsa al momento di amore targato BBC, prima dell’ultimo piano…
Ricordati di firmare il guest book prima di andare, io l’ho fatto suprattutto per immortalare il fatto che la nostra visita fosse datata 21 Febbraio. 2-21. 221. Vabbè.
In giro ci sono tesori, ricreati sì, ma da non perdere comunque.
*edizioni dello strand, saliera e pepiera
che è solo la punta dell’iceberg per quanto riguarda i gadget che puoi procurarti quando per uscire precipiti nuovamente nel gift shop.
Portachiavi, tazze, decanter, penne, *la più bella teiera di ogni tempo e altre se posso permettermi di gusto più discutibile, un enorme assortimento di pipe e tabacchi e parecchi death frisbees che i signori presenti non sembrano disdegnare o ritenere fuori moda (c’è da dire che il deerstalker non fu immaginato da Doyle, ma dall’illustratore Sidney Paget).

Ahimé è tempo di uscire.
Se vuoi al 108 di Baker Street c’è lo Sherlock’s Bar And Grill, dove puoi assaggiare uno Sherlock Martini.
Lì vicino c’è una nuova Baker Street.
Finta.
E’ North Gower Street, travestita principalmente per ragioni logistiche dalla serie.
E fa davvero un po’ effetto trovarsi davanti a Speedy’s. Ti aspetti Mycroft o un cecchino da un momento all’altro, quando entrambi sembrano ugualmente minacciosi.
Quando Arthur Conan Doyle si traferirono a Londra intorno al 1890 cambiarono un paio di residenze, tra cui Montague Place, accanto al British Museum, non è un caso che le prime stanze di Holmes siano descritte nei paraggi di questa stessa zona in The adventure of the dancing men (l’avventura degli omini danzanti).
C’è un edlizioso pub che fa la sua apparizione in The blue carbuncle (l’avventura del carbonchio azzurro), si chiama Museum Tavern ed è prorio davanti all’ingresso principale del British.
Non avendo pazienti mentre esercitava al 2 di Upper Wimpole Street, e avendo tempo a disposizione, Doyle si mise a scrivere storie brevi, A study in scarlet (uno studio in rosso) fu scritta per una raccolta natalizia.

A quanto pare il personaggio di Sherlock Holmes fu ispirato al Dr. Joseph Bell, un chirurgo che operava in uno degli ospedali di Edimburgo, famoso per le sue capacità di osservazione; la scelta del cognome probabilmente dovuta all’autore Oliver Wendell Holmes, il nome Sherlock pare dovuto ad un bambino con cui Arthur giocava a cricket a scuola.
Arthur Conan Doyle era una buona forchetta e quindi così anche i suoi protagonisti. A piccadilly c’è il Criterion, dove Watson incontra Stamford quel giorno fatale all’inizio di A study in scarlet (uno studio in rosso).
Puoi percorrere tutta Pall Mall alla ricerca di casa di Mycroft, ma soprattutto del Diogenes Club, che doveva essere di fronte alle sue stanze.
Pall Mall: l’unica area di Londra che Mycroft, dotato di un intelletto superiore anche a quello del fratello, fosse solito percorrere a piedi. Il pur approfondito lavoro di ricerca di sherlockians di tutto il mondo, non è ancora riuscito a localizzarlo.
Il Diogenes, nonostante la sua descrizione nel The Greek Interprer (l’interprete greco), rimane nascosto, anche se era probabilmente ispirato all’Athenaeum.
Il tempo di sbirciare verso Horatio che perse tutto sulla Victory tranne la vittoria *(sirene)
e Admiralty Arch, che compare in The Bruce-Partington plans (l’avventura dei piani Bruce-Partington); poi sei a due passi dall’antica sede di Scotland Yard, che all’epoca di Sherlock contava circa 40 agenti. Ora Scotland Yard è poco lontana, all’8 di Broadway, e adesso, tra staff e agenti, si conta oltre i 13.000.

Al 22 di Nothumberland Street (dove Sherlock dimostra a Watson di avere ragione sul suo modo di camminare in A study in pink) era sito il Northumberland Hotel di Hound of the Baskervilles (il mastino dei Baskerville), ora Sherlock Holmes Pub, sul menù del quale trovi Mrs. Hudson’s Pastry e al piano di sopra, di nuovo, una replica del celebre studio e una grande quantità di memorabilia.
Proprio accanto al pub c’è Craven Passage, lì si trovano i bagni turchi preferiti di Watson e Sherlock, rimane l’ingresso per le signore, ora in disuso.
A questo punto puoi passare davanti a Charing Cross, come nell’Adventure of the illustrious client (l’avventura del cliente illustre), però non rubare un giornale come fa Watson.
Anche se Sherlock e Watson partono spesso da Paddington, per le loro avventure, la stazione di Charing Cross compare parecchie volte: in the adventure of the empty house (l’avventura della casa vuota), dove per qualche ragione Holmes perde un dente per mano di un cattivo il cui nome inizi per M e non è Moriarty, Scandal in Bohemia (Uno scandalo in Boemia), Hound of the Baskervilles (il mastino dei Baskerville) per dirne alcune, e nonostante i due siano spessi dipinti nei loro alloggi di Baker Street il canone li mostra nei vicoli di Bloomsbury e le strade del West End, visto che ad entrambi piaceva anche passeggiare per il gusto di farlo.
Lì accanto trovi un ristorante Simpson’s On The Strand, dove Sherlock e Watson cenano in The dying detective (l’avventura del detective morente) e the Illustrious client (l’avventura del cliente illustre), adesso vittima di invadenti ristrutturazioni, ma che normalmente è così, dentro così, a suggerirti un menù non per tutte le tasche.
A due passi c’è il Lyceum Theatre di The sign of Four (Il segno dei quattro) all’epoca di Sherlock casa del leggendario Sir Henry Irving, oggi del Re Leone.

Cambiamo zona adesso, verso la Torre di Londra, dove Jim Moriarty scuola BBC da il suo meglio.
Il 2012 tra l’altro è un attimo anno per vedere i gioielli della corona, perché stiamo celebrando il giubileo di diamante della Regina!
Il suo nome ufficiale Her Majesty’s Royal Palace and Fortress, e si erge nell’area nota come Tower Hill.
Fu fondata nel 1066 e la Torre Bianca, che da il suo nome all’intero complesso fu costruita da Guglielmo il conquistatore nel 1078, e fu ritenuta da subito un simbolo di oppressione inflitta su Londra dalla nuova elite normanna.
E’ stata luogo dai mille usi, armeria, tesoro, serraglio, zecca reale, ma più di ogni altra cosa è celebre come prigione, funzione che ebbe nel 16° e 17° secolo, trattenendo tra le proprie mura Elisabetta I, Anna Bolena, i principini della torre e la mia adorata Lady Jane Grey, regina per 9 giorni, decapitata a Tower Hill.
Nonostante “essere mandati alla Torre” sia un modo di dire che promette torture e morte, solo 7 persone furono condannate a morte nella Torre, 112 a Tower Hill, nell’area a nord del castello in un arco di 400 anni.

Torniamo sui passi della BBC, perché siamo vicino all’Old Bailey, dove Jim Moriarty esce incredibilmente non colpevole benché senza difesa.
A due passi il Bart’s Hospital dove Sherlock del canone e della BBC si sovrappongono.
Qui si incontrano per la prima volta (Uno studio in rosso), in the Sign of Four (Il segno dei quattro), qui nel laboratorio di patologia una targa immortala le prime parole di Sherlock nell’incontrare Watson.
L’area della Reichenbach Fall: se hai voglia di scambiarci teorie su Reichenbach qui c’è il link al video dedicato, ovviamente l’intero video in questione è uno spoiler quindi se non hai ancora visto l’ultima puntata della seconda serie di Sherlock NON CLICCARE.

Sherlock Holmes è un personaggio così complesso ed affascinante da aver consumato chi l’ha scritto e chi lo ha interpretato. A tutt’oggi riceve lettere e regali, tutti ottengono risposta, che comunica che Mr. Holmes è ormai in pensione.
Holmes insegna ad osservare invece di vedere, a conoscere quello che ci circonda, a scoprirlo con i sensi e la coscienza, a non averne mai abbastanza, ad essere affamati e alla ricerca, sempre, ma con l’eleganza di un gentiluomo vittoriano.
E’ un personaggio che ti prende per non andarsene più, e ti porta con sè a sua volta, regalandoti quello che lui vede, scopre, sa.
Concedendoti le rare e preziose debolezze e manifestazioni d’affetto.
L’incredibile impatto virale della serie BBC, con ogni probabilità NON ufficialmente lanciato dal network, è una mondiale dichiarazione d’amore a chi abita tra le pagine dei libri e da lì può amarti in cambio, perché Sherlock e Watson e gli altri sono immortali, vivono sempre a Baker Street, il gioco è sempre il corso, l’Inghilterra è Inghilterra ancora e da qualche parte sarà sempre e per sempre il 1895.

Queste ultime parole sono tratte dalla poesia

221B di Vincent Starrett, qui in versione originale:

Here dwell together still two men of note
Who never lived and so can never die:
How very near they seem, yet how remote
That age before the world went all awry.
But still the game’s afoot for those with ears
Attuned to catch the distant view-halloo:
England is England yet, for all our fears–
Only those things the heart believes are true.

A yellow fog swirls past the window-pane
As night descends upon this fabled street:
A lonely hansom splashes through the rain,
The ghostly gas lamps fail at twenty feet.
Here, though the world explode, these two survive,
And it is always eighteen ninety-five.

Non sono riuscita a trovarne una traduzione, quindi ne ho fatta una io

Qui ancora dimorano insieme 2 uomini degni di nota
Che non vissero mai e quindi mai potranno morire
Quanto loro sembrano vicini, eppure quanto remota appare
Quell’epoca prima che il mondo andasse storto.
Ma il gioco è ancora in corso, per quelli con l’orecchio
In sintonia per captare il lontano view-halloo(*)
L’Inghilterra è Inghilterra ancora, per tutte le nostre paure-
Solo le cose in cui il cuore crede sono vere.

Nebbia gialla turbina oltre il vetro della finestra
Mentre la notte discende su questa strada leggendaria:
Una carrozza solitaria schizza attraverso la pioggia.
Le lampade a gas spettrali a neanche venti piedi.
Qui, anche se il mondo esplode, questi due sopravvivono,
Ed è sempre il 1895.

La maggior parte delle immagini del virale sono prese da tumblr, ma alcune mi sono state mandate in risposta all’appello su Facebook.

Credits per foto del viral:

1. http://sherlockian-anonymous-italy.tumblr.com/

2. http://www.flickr.com/photos/jade_believer/sets/72157629081343679/

3.http://though-do-infact-shut-up.tumblr.com/post/16242278925/my-believeinsherlock-project-i-may-go-on

Meravigliose!!! Grazie my dear fellows ;*

 

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